Saluto la nascita del blog di Francesco con lo stesso entusiasmo di chi apre le finestre in una stanza con l’aria pesante, dopo anni di polverose attese.
Sono anche curioso di chi troveremo dall’altra parte del balcone, pronto a civettare sui nostri movimenti mimetizzandosi dietro qualche tenda. (Spoiler, vi conosciamo, potete anche uscire allo scoperto).
Ciò detto, approfitto dell’ospitalità per introdurre un concetto che ho masticato insieme ad autorevoli players della sicurezza privata italiana, quelli che dovrebbero essere il target di ogni iniziativa per il settore K-9 degno di questo nome.
Vorrei andare oltre la fase affettiva caratterizzata da gestione, allevamento e selezione (la cinofilia); così come oltre la fase puramente tecnica e sportiva (la cinotecnica);
Consideriamo il mondo contemporaneo e l’utilizzo del cane in funzione sociale e urbana. Il binomio da lavoro necessita di uno spazio “politico” e di mercato ben definito: non c’è da stupirsi che molti cani da Utilità (con la U maiuscola) non godano nel contesto urbano degli stessi privilegi dei cani selezionati per l’accompagnamento dei non vedenti: non esiste un riconoscimento, una cultura, un’applicazione tangibile per il loro operato al di fuori del loro mandato operativo. In altre parole: Il cane U.S.A.R. (da valanga) è estromesso dagli ospedali tanto quanto lo yorkshire di povera nonna.
Deve quindi nascere una fase sinergica, dove uomo e cane si integrano in una unità cinofila concretamente utile, riconosciuta e riconoscibile, per il contesto dove viene applicata: che sia facile da impiegare senza troppe assurdità da “duro e puro” del campetto di quartiere, che sia netta nelle competenze senza fanatismi da “ogni cane è bello a mamma sua”, che abbia un costo accettabile per la qualità del lavoro offerto (eh sì, esiste un lavoro ed esiste un tariffario adeguato).

Un’ unità cinofila, sic et simpliciter, che sia pienamente integrata nei piani di security e nei budget allocati per i servizi di sicurezza di qualsiasi committente degno di nota.
Personalmente ritengo sbagliato, anche in senso etologico, “addestrare il cane” per una propria volontà o input sociale: ritengo più idoneo preparare il cane, sulle basi della razza e sulle qualità naturali declinate per ogni singolo individuo, al fine di raggiungere un impiego reale. Ciò consente di costruire un sistema di cooperazione tra operatore (con skills specifiche) e un cane che abbia una vita cucita intorno all’impiego operativo più idoneo.
Non si lavora per obbedienza, ma per intesa funzionale.
Non si persegue la performance, ma l’efficienza integrata ai sistemi di sicurezza già attivi.
A saldi invariati (economia aziendale, questa sconosciuta), l’unità cinofila non sarà più un “problema di collocazione” per il Security Manager, ma una risorsa che amplifica le capacità di tutto il team: varchi di accesso, siti sensibili, screener, CPO, team di sicurezza residenziale, ovunque sia impiegato un operatore di security sarà possibile integrare e moltiplicare i risultati operativi ed economici.
Siete pronti ad uscire dalla casetta di legno, dove ogni vostro cane è campione di qualche cosa, e immergervi nel mondo reale dove ogni vostro cane può essere utile (e fonte di reddito) per qualcos’altro, di più grande e di più professionale?
Articolo a cura del Dott. Massimiliano Macera, Security Manager ed esperto dei sistemi integrati di security con l’utilizzo di Unità Cinofile.
Massimiliano Macera è titolare della K9 Security Academy sita in Roma. Esperto Cinotecnico e Security Manager, Imprenditore affermato in ambito security, Luxury & VIP.