PERCHÉ SEMPRE PIÙ SPECIALISTI LASCIANO LO STATO PER CONTINUARE A FARE SICUREZZA NEL PRIVATO?

Negli ultimi anni ho avuto modo di confrontarmi con numerosi professionisti provenienti dalle Forze di Polizia, dalle Forze Armate e da reparti specialistici dello Stato che, una volta conclusa la propria esperienza istituzionale, hanno scelto di continuare il proprio percorso professionale nel settore privato della sicurezza.

Io stesso appartengo a questa categoria.

Ed è una domanda che mi sono posto molte volte.

Perché operatori che hanno investito anni della propria vita nella costruzione di competenze altamente specialistiche decidono di proseguire il proprio percorso professionale al di fuori delle amministrazioni pubbliche?

La risposta, almeno per quanto riguarda la mia esperienza personale, non riguarda aspetti economici o questioni legate al prestigio professionale.

Riguarda l’innovazione.

Riguarda la possibilità di continuare a studiare.

Riguarda la possibilità di sperimentare.

Riguarda la possibilità di confrontarsi con modelli operativi internazionali e con standard che evolvono alla stessa velocità delle minacce che siamo chiamati ad affrontare.

Il settore della sicurezza privata ad alto profilo, della Close Protection, della Security Management e delle attività K9 specialistiche sta vivendo una fase di crescita straordinaria.

Molte delle organizzazioni più avanzate sono state create proprio da ex appartenenti alle Forze di Polizia, alle Forze Armate e a reparti speciali che hanno trasferito nel settore privato il patrimonio di esperienza maturato negli anni di servizio.

Queste realtà hanno sviluppato una caratteristica comune.

Guardano oltre i confini nazionali, studiano ciò che accade all’estero, investono nella formazione, partecipano a programmi internazionali, analizzano continuamente nuovi modelli operativi, ma soprattutto hanno la possibilità di implementare rapidamente nuove procedure e nuove tecnologie.

Nel settore delle unità cinofile questa differenza appare particolarmente evidente.

Oggi stiamo assistendo all’introduzione di metodologie che fino a pochi anni fa erano considerate marginali o addirittura impensabili.

Pensiamo all’utilizzo del cane come asset di scouting e di verifica preventiva degli ambienti prima dell’accesso degli operatori.

Pensiamo all’impiego di sistemi laser e di strumenti di gestione a distanza nei controlli con unità cinofile.

Pensiamo all’evoluzione del concetto stesso di cane Patrol e alla necessità di ripensare alcuni modelli operativi costruiti decenni fa per adattarli ai moderni contesti di sicurezza urbana e protezione delle infrastrutture.

Pensiamo all’integrazione delle unità cinofile nei sistemi di sicurezza complessi, negli eventi internazionali, nella protezione delle personalità e nelle attività di security ad alto profilo.

Sono temi che all’estero vengono studiati, sviluppati e testati continuamente.

In Italia esistono certamente realtà eccellenti e professionisti straordinari che lavorano ogni giorno per innovare il settore.

Tuttavia troppo spesso l’evoluzione dipende dalla volontà del singolo operatore piuttosto che dall’esistenza di un sistema strutturato che favorisca il trasferimento delle competenze e l’aggiornamento continuo.

Le amministrazioni pubbliche devono confrontarsi con vincoli organizzativi, normativi e amministrativi che rendono inevitabilmente più complesso il processo di innovazione.

La formazione richiede tempi lunghi.

Le procedure di aggiornamento sono articolate.

Le priorità operative sono molteplici.

Le risorse non sempre sono sufficienti.

E questo può generare una naturale difficoltà nell’assorbire rapidamente le innovazioni che emergono dal settore professionale internazionale.

Ma proprio per questo motivo ritengo che il rapporto tra pubblico e privato debba evolversi.

Non in una logica di contrapposizione.

Non in una logica di competizione.

Ma in una logica di collaborazione.

I sistemi più avanzati che osserviamo all’estero si fondano proprio su questo principio.

Lo Stato mantiene il controllo delle funzioni pubbliche, degli standard e delle responsabilità istituzionali.

Il settore privato specializzato contribuisce allo sviluppo delle competenze, all’innovazione, alla ricerca e alla sperimentazione.

Si crea così un ecosistema nel quale l’esperienza maturata nelle amministrazioni pubbliche continua a produrre valore anche dopo il termine del servizio attivo.

In Italia questa riflessione è ancora poco sviluppata.

Eppure potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità.

Perché ogni volta che uno specialista lascia un’amministrazione non dovrebbe disperdersi un patrimonio di esperienza.

Dovrebbe iniziare una nuova fase di trasferimento delle competenze.

Una fase nella quale l’esperienza operativa maturata sul campo possa continuare a contribuire alla crescita dell’intero sistema sicurezza.

Forse il punto non è capire perché tanti specialisti scelgano di proseguire il proprio percorso nel settore privato.

Forse il punto è chiederci come valorizzare questa risorsa e trasformarla in un vantaggio per tutti.

Perché la sicurezza moderna non può permettersi di perdere competenze.

Deve imparare a metterle in rete.

Francesco Piliego

Ex Specialista Cinofilo Antiesplosivo dei Reparti Speciali della Polizia di Stato | Istruttore K9 Operativo | Formatore di Unità Cinofile per Polizia Locale, Security Management, VIP & Close Protection | CEO & Founder di FP GROUP SRL e K9 Secure Service

Da oltre quindici anni opera nel settore della sicurezza, della formazione specialistica e dell’integrazione delle Unità Cinofile nei sistemi di sicurezza pubblici e privati.

Per seguire la Newsletter Professionale di Francesco Piliego su LinkedIn: https://www.linkedin.com/build-relation/newsletter-follow?entityUrn=7337039707144441856

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