Il prezzo impossibile delle Unità Cinofile: quando la concorrenza irregolare espelle dal mercato chi lavora secondo le regole

C’è un problema nel settore delle Unità Cinofile professionali che, a mio avviso, deve essere affrontato apertamente, soprattutto quando il committente è una Pubblica Amministrazione. Non riguarda soltanto la qualità dell’addestramento, la capacità del cane o l’esperienza del formatore. Riguarda la struttura economica, fiscale e professionale attraverso la quale quel servizio viene prodotto e immesso sul mercato.

Il settore cinofilo italiano continua infatti a convivere con realtà profondamente differenti. Da una parte esistono imprese strutturate, con personale, fiscalità ordinaria, assicurazioni, mezzi, strutture, costi veterinari, sistemi di qualità, certificazioni e responsabilità contrattuali. Dall’altra esiste un mercato estremamente frammentato, nel quale possono operare soggetti che svolgono la formazione come seconda attività, associazioni nate con finalità differenti da quelle imprenditoriali e, in alcuni casi, persone appartenenti alla Pubblica Amministrazione che svolgono attività esterne per le quali deve essere verificata la compatibilità con il proprio rapporto di servizio e, quando previsto, la necessaria autorizzazione.

Il problema non è sostenere che chiunque appartenga a una di queste categorie operi irregolarmente. Sarebbe sbagliato. Il problema è un altro: quando operatori soggetti a strutture di costo, obblighi fiscali e responsabilità completamente differenti vengono messi in concorrenza sullo stesso mercato, il prezzo smette di essere un indicatore economico attendibile.

E questo diventa particolarmente evidente quando parliamo della vendita e della formazione di un’Unità Cinofila professionale.

Prendiamo un esempio concreto. Immaginiamo la fornitura a una Pubblica Amministrazione di un cane idoneo accompagnata da circa quattro mesi di preparazione professionale. Quattro mesi significano approssimativamente 80-90 giornate lavorative. Non significa che il cane venga addestrato otto ore al giorno, naturalmente, ma significa che per quattro mesi quel soggetto occupa tempo, struttura, personale, materiali, mezzi e capacità produttiva dell’azienda.

Facciamo quindi un semplice modello economico, volutamente prudenziale e non un “listino ufficiale”. Ipotizziamo 3.000 euro per l’acquisizione di un cane idoneo, cifra che può aumentare considerevolmente quando selezione, genetica, caratteristiche comportamentali e requisiti operativi diventano più stringenti. Consideriamo poi quattro mesi di mantenimento, alimentazione, profilassi e assistenza veterinaria e attribuiamo prudenzialmente altri 800 euro. Aggiungiamo materiali addestrativi, sostanze o ausili consentiti, attrezzature, trasporti, carburante, ambienti di training e ammortamenti, ipotizzando appena 1.200 euro.

Siamo già a 5.000 euro prima ancora di valorizzare seriamente il lavoro del professionista.

Se attribuiamo alle 80 giornate di disponibilità operativa necessarie al percorso un costo medio aziendale estremamente prudenziale di soli 100 euro al giorno, aggiungiamo altri 8.000 euro. Il costo industriale teorico raggiunge quindi circa 13.000 euro. E non abbiamo ancora inserito amministrazione, assicurazioni, commercialista, struttura, gestione aziendale, eventuali certificazioni, costi commerciali, rischio d’impresa, periodo di selezione dei soggetti scartati, sostituzioni, garanzie contrattuali e margine.

Questo passaggio è fondamentale: 13.000 euro non rappresenterebbero il prezzo di vendita. Rappresenterebbero, nel nostro esempio, un possibile costo di produzione.

Un’impresa non può strutturalmente vendere al proprio costo. Deve generare un margine lordo dal quale finanziare i costi generali, gli investimenti, il rischio, le imposte e la continuità aziendale.

Ecco perché quando sul mercato pubblico compare una proposta da 8.000 o 9.000 euro comprensiva del cane e di quattro mesi di formazione, la domanda professionale non dovrebbe essere semplicemente: “Quanto costa?”. La domanda dovrebbe diventare: come è stato costruito economicamente quel prezzo?

Con un prezzo finale di 9.000 euro, sottraendo nell’esempio appena 3.000 euro per il cane e 2.000 euro tra mantenimento, veterinario, materiali, trasferte e struttura, rimangono 4.000 euro per remunerare quattro mesi di attività. Divisi per 80 giornate significano 50 euro al giorno, prima di considerare fiscalità, costi generali, rischio d’impresa e utile.

Con 8.000 euro diventerebbero circa 37,50 euro al giorno.

Non sto dicendo che questi siano i costi reali di ogni operatore. Cambiano struttura, cane, durata, modalità formative e organizzazione. Sto dicendo qualcosa di diverso: un prezzo estremamente basso deve essere economicamente spiegabile.

Perché esistono soltanto alcune possibilità. Il cane è stato acquistato a un costo molto inferiore; le giornate effettivamente dedicate sono molte meno di quelle dichiarate; alcuni costi non vengono realmente sostenuti; il lavoro viene remunerato attraverso altre attività; esistono sovvenzioni o economie specifiche; oppure il soggetto opera con una struttura fiscale e organizzativa radicalmente diversa da quella di un’impresa professionale.

Non è corretto dedurre automaticamente evasione fiscale da un prezzo basso. È invece assolutamente corretto chiedersi se un’offerta sia economicamente sostenibile, professionalmente credibile e coerente con le prestazioni dichiarate.

E quando il cliente è la Pubblica Amministrazione questa verifica diventa ancora più importante.

Il Codice dei contratti pubblici non considera infatti l’affidamento una semplice compravendita privata. L’esecutore assume obblighi contrattuali e responsabilità precise; a seconda della procedura possono inoltre entrare in gioco garanzie a tutela della stazione appaltante. Per gli affidamenti sotto soglia disciplinati dall’articolo 53 del D.Lgs. 36/2023, quando richiesta, la garanzia definitiva è pari al 5% dell’importo contrattuale; nel regime generale, l’articolo 117 disciplina la garanzia definitiva e la collega all’adempimento delle obbligazioni contrattuali e agli eventuali danni derivanti dall’inadempimento. Def Finanze

Quindi vendere un’Unità Cinofila a una Pubblica Amministrazione non significa semplicemente consegnare un cane che quel giorno esegue correttamente una ricerca. Significa assumersi la responsabilità di ciò che si è dichiarato, della prestazione fornita e degli obblighi previsti dal contratto.

Più aumenta la specializzazione, più questo ragionamento diventa evidente.

Preparare un cane antidroga richiede tempo. Preparare un EDD destinato al rilevamento di esplosivi introduce livelli di responsabilità, materiali, procedure, sicurezza e competenza ancora superiori. Un cane Patrol richiede un lavoro completamente diverso, con selezione comportamentale, controllo, affidabilità e gestione dell’impiego della forza che non possono essere compressi semplicemente per raggiungere il prezzo desiderato dal mercato.

Il prezzo non può determinare lo standard. Deve essere lo standard a determinare il prezzo.

Ed è proprio qui che nasce uno dei problemi strutturali del settore.

Un’azienda che investe in strutture, personale, formazione continua, procedure, certificazioni, assicurazioni e sistemi di qualità può arrivare alla conclusione che partecipare a determinati affidamenti pubblici non sia economicamente razionale. Non perché non sia competitiva, ma perché dovrebbe competere contro prezzi che non riesce a riprodurre mantenendo la propria struttura regolare.

Il risultato è paradossale.

La Pubblica Amministrazione rischia di perdere proprio gli operatori maggiormente strutturati, perché questi ultimi decidono di non entrare in un mercato nel quale la competizione avviene esclusivamente sul prezzo anziché sulla capacità tecnica, sulla sostenibilità economica e sulla responsabilità professionale.

Questo non tutela la concorrenza.

La indebolisce.

Perché una concorrenza realmente sana presuppone che gli operatori confrontati sostengano obblighi comparabili e che il prezzo offerto sia coerente con il costo reale della prestazione.

Il Codice dei contratti pubblici contiene già strumenti che mostrano quanto il legislatore consideri rilevanti solidità, garanzie e qualificazione dell’operatore; persino il sistema delle garanzie riconosce riduzioni collegate a determinate certificazioni di qualità rilasciate da organismi accreditati.

Nel settore delle Unità Cinofile, però, dobbiamo fare un ulteriore salto culturale.

Quando una Pubblica Amministrazione acquista un cane, un percorso formativo o un servizio cinofilo specialistico non dovrebbe domandarsi soltanto quale sia l’offerta economicamente più conveniente. Dovrebbe comprendere chi produce quella capacità operativa, con quale organizzazione, con quali competenze, attraverso quale struttura fiscale e professionale, con quali standard, con quale tracciabilità e soprattutto con quale capacità di garantire ciò che sta vendendo.

La domanda più interessante, davanti a un’Unità Cinofila antidroga completa proposta a 8.000 euro, non è quindi se quel prezzo sia alto o basso.

È molto più semplice.

Come è possibile produrla a quel prezzo?

Se la risposta è tecnicamente, fiscalmente e industrialmente sostenibile, quell’operatore avrà dimostrato la propria efficienza.

Se invece nessuno riesce a spiegare da dove arrivino il cane, quattro mesi di lavoro, il mantenimento, il veterinario, le attrezzature, le trasferte, la struttura, le imposte, le garanzie e il margine dell’impresa, allora non siamo più davanti a una discussione sul prezzo.

Siamo davanti a un problema di mercato.

E un mercato professionale delle Unità Cinofile non si costruisce cercando chi costa meno.

Si costruisce iniziando finalmente a chiedere quanto costa lavorare correttamente.

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Francesco Piliego

Ex Specialista Cinofilo Antiesplosivo dei Reparti Speciali della Polizia di Stato | Istruttore K9 Operativo | Formatore di Unità Cinofile per Polizia Locale, Security Management, VIP & Close Protection | CEO & Founder di FP GROUP SRL e K9 Secure Service

Da oltre quindici anni opera nel settore della sicurezza, della formazione specialistica e dell’integrazione delle Unità Cinofile nei sistemi di sicurezza pubblici e privati.

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