Unità Cinofile Professionali e sicurezza moderna: è arrivato il momento di aprire una riflessione sul quadro normativo?

Negli ultimi anni il settore della sicurezza ha conosciuto un’evoluzione molto più rapida rispetto a quella del quadro normativo che lo disciplina. Nuovi rischi, nuove tecnologie e nuovi modelli operativi stanno trasformando profondamente i sistemi di prevenzione e controllo.

In questo scenario stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante le Unità Cinofile Professionali da rilevamento.

Non si tratta semplicemente di cani addestrati, ma di sistemi operativi complessi, costituiti da un binomio cane-conduttore addestrato secondo protocolli tecnici specifici, capace di individuare molecole target – esplosivi, stupefacenti o altre sostanze – con livelli di sensibilità e rapidità che ancora oggi nessuna tecnologia riesce a eguagliare.

Per questo motivo, nei sistemi di sicurezza più evoluti, il cane viene considerato a tutti gli effetti un moltiplicatore di capacità operativa.

Le unità cinofile vengono impiegate in contesti molto diversi:

  • prevenzione e controllo negli eventi ad alto afflusso
  • sicurezza preventiva in contesti sensibili
  • attività di screening e bonifica preventiva
  • supporto operativo in attività di polizia giudiziaria o sicurezza urbana
  • sistemi di sicurezza integrata nel settore privato

In molti casi operano all’interno di dispositivi complessi di sicurezza, affiancando operatori pubblici e privati e contribuendo alla riduzione del rischio prima che l’evento critico si verifichi.

Ed è proprio qui che emerge un tema centrale.

Il quadro normativo italiano che disciplina la sicurezza privata è ancora fondato sul Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).

Il TULPS rappresenta senza dubbio un impianto normativo solido, strutturato e imprescindibile. Ha garantito per decenni un equilibrio tra libertà economica, sicurezza pubblica e controllo delle attività sensibili.

Tuttavia, è altrettanto evidente che si tratta di una normativa nata in un contesto storico completamente diverso da quello attuale.

Quando il TULPS è stato concepito, non esistevano:

  • i moderni sistemi di sicurezza integrata
  • il concetto di security risk management
  • la sicurezza degli eventi complessi
  • la prevenzione avanzata basata su analisi del rischio
  • l’utilizzo diffuso di sensori biologici come i cani da rilevamento in ambito privato

Oggi il settore della sicurezza non è più soltanto vigilanza o controllo fisico.

È diventato analisi, prevenzione, intelligence operativa e gestione del rischio.

Ed è proprio all’interno di questa evoluzione che si inserisce il tema delle Unità Cinofile “private” nei dispositivi di sicurezza.

L’impiego di cani per la ricerca di sostanze – esplosivi, narcotici o altre molecole target – non rientra sempre nelle attività tipiche della vigilanza privata disciplinate dall’art. 134 TULPS.

Spesso si colloca in una dimensione diversa:

  • attività tecnica di rilevamento
  • supporto specialistico alla sicurezza
  • prevenzione operativa
  • consulenza tecnica in contesti sensibili

In molti casi, infatti, le unità cinofile operano come strumento tecnico di prevenzione, non come attività di vigilanza in senso stretto.

Questo genera una situazione particolare.

Da un lato il settore si sta sviluppando rapidamente, con operatori altamente specializzati, protocolli operativi sempre più evoluti e investimenti importanti nella formazione.

Dall’altro lato manca ancora un riconoscimento normativo chiaro e strutturato del comparto.

Il rischio di questa situazione è duplice.

Il primo rischio è quello dell’improvvisazione. Quando un settore cresce più velocemente delle regole che lo disciplinano, aumenta la possibilità che entrino operatori non qualificati.

Il secondo rischio è quello della mancanza di standard condivisi.

In molti settori professionali questo problema è stato affrontato attraverso sistemi di certificazione accreditata, che permettono di verificare la conformità di servizi e professionisti a standard tecnici riconosciuti e garantire maggiore affidabilità al mercato. Lo stesso approccio potrebbe rappresentare una strada concreta anche per il settore delle unità cinofile da rilevamento.

Standard tecnici, certificazioni sotto accreditamento, protocolli operativi verificabili e registri di addestramento rappresentano strumenti fondamentali per garantire:

  • qualità del servizio
  • affidabilità operativa
  • trasparenza nei confronti delle istituzioni
  • integrazione con i sistemi di sicurezza pubblica

Non si tratta di sostituire il quadro normativo esistente.

Il TULPS rimane un pilastro fondamentale della sicurezza italiana.

Ma forse è arrivato il momento di avviare una riflessione su come integrare questo impianto normativo con le nuove esigenze della sicurezza contemporanea e di guardare anche a paesi molto vicini, che in questo si sono evoluti.

Una possibile evoluzione potrebbe riguardare:

  • il riconoscimento tecnico delle attività
  • la definizione di standard professionali per le unità cinofile operative
  • l’introduzione di sistemi certificativi riconosciuti (già esistenti per normativa)
  • la definizione di protocolli di collaborazione tra pubblico e privato

Non sarebbe la prima volta che il diritto si evolve per accompagnare l’evoluzione della società.

La sicurezza di oggi non è più quella di trent’anni fa. E probabilmente quella di domani sarà ancora più complessa.

Per questo motivo la domanda non è se il settore delle unità cinofile professionali continuerà a crescere.

La domanda è come verrà regolato questo sviluppo?

Aprire un confronto serio tra operatori, istituzioni e mondo della sicurezza potrebbe rappresentare il primo passo per costruire un settore più solido, più professionale e più riconosciuto.

Perché la sicurezza moderna non si basa solo sulla presenza. Si basa sulla prevenzione, sulla competenza e sulla capacità di anticipare il rischio.

E in questo scenario, le Unità Cinofile professionali hanno ancora molto da dire.

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